lunedì 12 agosto 2013

Che benedizione!


È il giorno del ritorno a casa. Prepariamo i nostri bagagli e andiamo a fare colazione. L'esperienza all'ostello VicTor non è stata felicissima e onestamente lo facciamo presente, ma certo non è stato un impedimento alla buona riuscita del nostro stare insieme. Celebriamo la Messa conclusiva del nostro viaggio nella chiesa/santuario di Rivotorto . Le letture proposte nella solennità di San Rufino, patrono di Assisi, consentono a don Roberto di proporre una riflessione sulla figura del pastore. Così ci esorta a pregare per lui perché sappia sempre custodire tutti coloro che gli sono affidati senza distinzioni, perché esprima la sua cura desiderando offrire la sua stessa vita che ricordi che il buon pastore è solamente il Signore e che il sacerdote è chiamato a imitarlo nel parlare, nell'agire, nel pensare, nel desiderare, nell'amare. Poi ci invita a pregare per don Massimo e don Giorgio, perché se saranno pastori così noi saremo sempre al sicuro. 
Questa terra è terra di Santi, ce ne siamo accorti, ma forse non tutti sanno che proprio qui è sepolto un giovane, Carlo Acutis, che verrà beatificato nel prossimo mese di ottobre. Andiamo quindi presso la sua tomba e affidiamo alla sua intercessione le preghiere che abbiamo nel cuore, ricordando in particolare i nostri caro defunti, gli ammalati, i bambini, i ragazzi e i giovani della nostra comunità. Ed è così che la santità di Francesco si rinnova ancora oggi, perché Carlo è un giovane del nostro tempo, nato del 1991 e morto nel 2006, in soli 15 anni ha compiuto un cammino di autentica santità. 
Ultimo momento della nostra condivisione è la tappa al mare. Scegliamo di fermarci a Viareggio e passiamo un bellissimo pomeriggio grazie alla gradevole temperatura, al sole e alla nostra voglia di divertirci. Ceniamo a La Barracuda e iniziamo l'ultimo tratto del nostro percorso che ci riporterà alle nostre famiglie.
La via mostrataci da Francesco e Chiara in questi giorni, insieme a quella preghiera che custodiamo nel cuore "Signore, cosa vuoi tu che io faccia?" ci invita a ricordare Assisi come punto di partenza per coltivare il desiderio che la nostra esistenza non sia banale ma che lasci in segno, che sia una benedizione.  
Grazie a tutti coloro che ci hanno benedetti con la loro preghiera, la loro stima e il loro volerci bene. 
Il Signore vi benedica e vi custodisca. Il Signore faccia risplendere il suo volto sul vostro volto e vi mostri la sua misericordia. Il Signore rivolga su di voi il suo sguardo e vi doni la sua pace.


domenica 11 agosto 2013

È chiarissimo: Gesù è con noi.

L'acqua arriva solamente quando per noi è l'ora di uscire, anche perché dobbiamo traslocare in un'altra struttura e vogliamo celebrare la Santa Messa nella chiesa di Santa Chiara, visto che oggi ne è la festa. Don Roberto ci precede per poter arrivare in tempo per la concelebrazione, il resto del gruppo scarica i bagagli nei nuovi alloggi e ugualmente arriva in tempo per l'inizio della Messa. Colui che presiede ricorda come il primo biografo di Francesco e di Chiara, Tommaso da Celano, abbia proposto una singolare sintesi della vita della santa: "Chiara di nome, ancor più chiara per lo stile di vita, chiarissima per le virtù". Commentando queste parole ci presenta una donna forte, coraggiosa e tenace e ci lascia una domanda: Chiara è una donna di un tempo passato o può essere maestra per la vita di oggi?  Dopo la Messa il don torna all'ostello con quanti vogliono sistemarsi con una doccia rinfrescante, altri invece si fermano in città e possono così vedere la parata che accompagna sindaco e vescovo alla solenne celebrazione delle ore 11.00. Anticipiamo a mezzogiorno il pranzo e torniamo alla Locanda del Podestà (vedi foto!). Ormai siamo diventati esperti di primi piatti e secondi a base di carne, ma oggi possiamo anche cimentarci nella scelta del vino. Così, questa volta, non è solo don Roberto ad assaggiarlo. Il clima è festoso e ci alziamo soddisfatti. Decidiamo di avere a disposizione del tempo perché, singolarmente o a piccoli gruppi, si possa visitare la città, i luoghi non visti insieme o ritornare nelle principali chiese di Assisi. C'è chi si reca a San Pietro, sant'Apollinare e Santa Maria Maggiore per poi ritornare alla tomba di Francesco e di Chiara, e chi visita la Chiesa Nuova costruita là dove c'era la casa di Pietro Bernardone, padre del Santo Poverello. Tra i luoghi meno conosciuti, la piccola chiesetta costruita là dove la tradizione narra sia nato il Santo di Assisi. Accanto, un personaggio per lo meno curioso ci esorta a entrare in quello che lui chiama "museo". L'impressione è quella di entrare in una sorta di soffitta dove sono finiti una serie industriale di oggetti risalenti a epoche diverse con una organizzazione molto curiosa. Troviamo oggetti davvero interessanti che attirano la nostra attenzione. Le cinture di castità, come lo strumento per raddrizzare le corna, sono dei cimeli e si commentano da se. Nella foto troverete invece il riferimento a strumenti necessari di uso quotidiano (o quasi), che ci dicono come sia bello poter espletare i bisogni primari in luoghi che noi chiamiamo normalmente "bagni". Il direttore dell'insolito museo vorrebbe convincerci a lasciare un'offerta, pensiamo che sia meglio spendere altrove il nostro denaro! 
Ci siamo dati appuntamento al parcheggio di San Giacomo alle 16.45. Il don ci ha proposto un momento conclusivo di questa esperienza anticipandolo a stasera perché Marco e Marika lasceranno il gruppo per la loro vacanza. I padri di San Damiano ci offrono la possibilità di utilizzare una piccola e deliziosa cappella dove viviamo il rito della consegna del Tau. Questa lettera dell'alfabeto ebraico, nel libro di Ezechiele è indicata come il segno di coloro che sono salvati. Francesco ha amato molto questo segno, che vedeva riproposto dal suo abito e nel modo in cui portava ai fianchi il cingolo, ma soprattutto era segno del suo profondo amore per Cristo, povero e crocifisso; un amore così grande da portarlo a vivere nel suo corpo il dono delle stigmate, massima partecipazione al mistero dell'amore redentivo di Cristo. A ciascuno don Roberto regala un'immagine del Santo che ci ha accompagnato in questo giorni, arricchita da un pensiero rivolto a ciascuno. Il piccolo Tau è legato a un braccialetto, utilizzabile anche per la preghiera del santo Rosario. Inoltre, accompagna il rito di due cartoncini, uno che racconta proprio il significato del Tau, l'altro che riporta la benedizione a Frate Leone le cui parole sono spesso da lui utilizzate quando benedice. Il clima si colma di profonde emozioni quando chiamati per nome tutti riceviamo questi doni. Ma ancor di più quando lui stesso ci chiede di essere benedetto dalla nostra preghiera. È certo un momento che ci ricorda l'ormai prossimo distacco, ma ci fa sentire privilegiati nel vivere minuti di così intensa comunione. Le lacrime sono, per alcuni di noi, il modo visibile per dire il bene, un bene ricevuto, condiviso e che per la sua autenticità non può certo terminare. Sul sagrato della piccola chiesa, riceviamo l'invito a fare insieme un canto, la preghiera di San Damiano. L'emozione diventa ancora più intensa quando veniamo a sapere che proprio oggi è mancato lo zio di Alessandra. 
Tornati all'ostello, salutiamo i nostri amici e ci prepariamo a vivere una nuova serata in allegria. La sagra di Colcaprile, organizzata a Santa Maria degli Angeli, fa per noi e, mentre le voci e le musiche della band New Tropical inondano l'aire, consumiamo un'ottima cena: bruschette, braciole, patatine, tagliate e uno spettacolare stinco! Siamo attratti dalle danze dei nostri nuovi idoli ma, dopo aver attirato l'attenzione con una nuova gara di Ninja (assoluto protagonista Mauro, 5 vittorie), torniamo all'ostello. Sorpresa: un gruppo di Padova, nel frattempo, ha occupato le altre stanze che questa mattina erano libere. Non potendo poi condividere all'interno il momento finale della giornata, stiamo fuori. Nonostante la stanchezza il momento di carica di più grande profondità. In tutti c'è la convinzione di aver vissuto un'esperienza arricchente e la consapevolezza che la forza della nostra unione non sta solo nella nostra volontà, ma soprattutto è originata nella fede in Gesù Cristo, vivente in mezzo a noi. Come aiuto al riposo, poiché siamo un po' tutti depressi per l'imminente conclusione della vacanza, accogliamo con grande favore il liquore alla liquirizia che don Roberto ci offre. Gloriosa Santa Chiara, prega per noi! 






sabato 10 agosto 2013

Calici di stelle

Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri Marianna, tanti auguri a te! Se non avete capito, è il compleanno di Marianna e il primo regalo che riceve è una stupendissima e meravigliosissima maglia della Juventus. 
Ci prepariamo per andare a Santa Maria degli Angeli; lì alle 10.00 celebreremo la Santa Messa nella Cappella del Pianto. Alla porta della chiesa incontriamo don Davide Mobiglia e don Gabriele Ferrario che, con quattro giovani di Cerro Maggiore e San Vittore Olona, sono reduci dall'impegnativo cammino di Francesco nel reatino. La maestosa basilica al suo interno custodisce il tesoro della Porziuncola, piccola chiesa ricostruita da Francesco dopo la cacciata da Rivotorto. Il piccolo edificio è il luogo dove Francesco ha accolto Santa Chiara e dove ha chiesto di essere portato nel momento della sua morte. Don Roberto ci invita a trovare qualche minuto per stare in silenzio all'interno della Porziuncola. Ci rechiamo poi alla Cappella del Transito, memoria del luogo in cui sulla nuda terra fu deposto il Santo morente: era la sera del 3 ottobre 1226, da allora questo luogo è meta incessante di pellegrinaggi. Lasciata la chiesa, andiamo verso il luogo della celebrazione. Incontriamo lo spazio dedicato alla memoria delle tortorelle di Francesco. Celebriamo nella piccola cappella la memoria di San Lorenzo. Durante l'omelia don Roberto ci invita a tenere nel cuore la preghiera del primo incontro "Signore, cosa vuoi tu che io faccia?", a costruire la propria vita all'interno dell'esperienza della chiesa e a scegliere di servire il Signore Gesù come Francesco e Lorenzo nella cura dei poveri, dei più deboli. Salutiamo i nostri amici e passiamo dalla cappella del Roseto, luogo che ci ricorda come Francesco sia stato un uomo costantemente proteso verso Dio e per questo costantemente tentato dall'Avversario. Facciamo sosta poi al fornitissimo bookshop dove troviamo rosari, braccialetti e pergamene. Nel reparto della "farmacia francescana" troviamo liquori (vi consigliamo quello alla liquirizia) e preparati per la puzza dei piedi: vi garantiamo che dopo una settimana nella camera dei maschi ce n'è assolutamente bisogno e qualcuno lo sa bene... Vero "pompiere"?
È già mezzogiorno quando partiamo per Foligno. Non abbiamo voglia di mangiare ancora panini, per questo andiamo all'Emporio del gusto dove mangiamo un buon panino (!!!), accompagnati però da ottima musica e ottima birra. Stancamente ci aggiriamo per la cittadina; visitiamo il duomo dove è sepolto San Feliciano, patrono della città e dove è custodita un'opera straordinaria di lavorazione con la tecnica del merletto. Visitiamo anche la chiesa dove è custodita la memoria della beata Angela di Foligno. La stanchezza inizia a farsi sentire, così prendiamo le auto e ci dirigiamo verso la meta di questo giorno: Montefalco. Vi domanderete perché, ancora un attimo. Sì, perché nel frattempo ci raggiunge il nostro amico Emmanuele. Dovete sapere che pur avendo i cellulari quasi satellitari, riusciamo a perdere il messaggio con il quale il nostro amico ci avvisa che arriverà a Foligno alle 18.55. Così don Roberto, appena arrivato a Montefalco, riparte per Foligno per recuperare il viaggiatore partito dalla Basilicata dopo una vacanza vissuta con i suoi genitori. Quando il gruppo si ricompatta nella piazza della graziosa cittadina, programmiamo la serata: cena, spettacolo di danza (come siamo acculturati!) e soprattutto degustazione del vino principe di questa terra, il Sagrantino. Perché, in realtà, noi siamo venuti fino a qui proprio per questo, "calici di stelle" ci aspettano in questa notte di San Lorenzo. Mangiamo al Federico II, fuori al freddo. Mauro, pensate, ordina la polenta per scaldarsi. Intanto, la piazza va riempiendosi perché in programma c'è uno spettacolo di ballerini e acrobati, tra loro il famoso Francesco Mariottini di Amici. Poco defilato il banchetto dove compaiono numerose bottiglie di vino. Acquistato un piccolo calice, sarà poi possibile bere ad libitum, improvvisandoci novelli somelier. La frizzante serata si scalda con musiche, danze e vino delle migliori cantine della zona. Alla pesca di beneficenza scopriamo che quella che organizziamo noi è meglio! I premi che vinciamo sono fondi di magazzino kich e démodé. 
Lasciamo l'antico borgo intorno alle 23.30 e torniamo a Capodacqua. Siamo allegri ma non pensiate solo per il buon vino, soprattutto per un'altra giornata "formato speciale". 
Come sempre, ringraziamo il Signore per quanto abbiamo vissuto e già pregustiamo una doccia ristoratrice ma... sorpresa: non c'è acqua. Inspiegabile. L'umore un po' si guasta ma questo inconveniente non può turbare la gioia che abbiamo nel nostro cuore. Buona notte!

venerdì 9 agosto 2013

Chi ha paura del lupo?




Nel nostro itinerario non poteva certo mancare una visita alla città di Gubbio. Abbiamo prenotato la possibilità di celebrare nella cattedrale di Sant'Ubaldo, vescovo della città nell'XI secolo. Prima di partire ritorniamo al CRAI di Villa Viole e nuovamente, gentilissimi, compriamo i nostri panini imbottiti. Ci fidiamo di TomTom che ci indica una strada passante tra diversi paesi con nomi curiosi... Arrivati in città saliamo subito alla Basilica/Santuario del Santo Patrono. Incontriamo don Stefano, il vice rettore, che ci indica una graziosissima cappella dove poter celebrare e vivere il nostro momento di riflessione. Oggi é memoria di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) patrona d'Europa. Don Roberto durante l'omelia propone una catechesi/istruzione sull'Eucaristia. "Durante la consacrazione guardate e ascoltate quello che fa e dice il sacerdote, in quel momento vi viene consegnato un dono e voi non potete guardare altrove. In quel momento Dio obbedisce all'uomo anche se quel sacerdote fosse il più indegno tra gli uomini perché in quel gesto e in quelle parole c'è il desiderio di Dio di farci partecipare della sua stessa vita".
La riflessione al termine della messa é approfondimento di quanto già ascoltato nella predica. Quando stiamo decidendo dove andare a consumare il nostro pranzo al sacco don Stefano ci presenta il Rettore della Basilica che volentieri ci racconta la storia della Chiesa, del Santo e del tradizionale Palio dei Ceri. È proprio nella Chiesa del Santo Patrono  che vengono custoditi i "ceri" utilizzati il 15 maggio nell'omonimo palio che consiste in una corsa tra i 10 e i 12 minuti facendo la salita fino al santuario. I ceri sono strutture che hanno un peso di circa 300 chili. Sulla sommità di ciascun cero vengono poste le statue dei santi Ubaldo, Antonio e Giorgio. Il racconto del sacerdote é appassionato e interessante. Conosciamo la storia di un Santo che per diversi secoli ha influenzato non solo il territorio di Gubbio; con ogni probabilità Francesco si reco in questa città non solo per quel fatto famoso dell'incontro con il lupo (episodio che si presta a numerose interpretazioni) ma anche perché non sapendo che cosa fare, si affida all'intercessione di questo grande santo. Anche Dante ha cantato il collegamento tra Gubbio e Assisi con queste parole: 
"Intra Tupino e l'acqua che discende
del colle eletto dal beato Ubaldo,
fertile costa d'alto monte pende,
onde Perugia sente freddo e caldo
da Porta Sole; e di rietro le piange
per grave giogo Nocera con Gualdo.
Di questa costa, là dov' ella frange
più sua rattezza, nacque al mondo un sole,
come fa questo talvolta di Gange.
Però chi d'esso loco fa parole,
non dica Ascesi, ché direbbe corto,
ma Orïente, se proprio dir vuole." 
Scopriamo esserci anche un legame tra questa chiesa e la nostra diocesi. Furono i soldati di ventura a portare in questa terra il culto di sant'Ambrogio e dei Santi Protaso e Gervaso, ai quali era dedicata la primitiva chiesa costruita sulla montagna. Infine, don Fausto ci motiva il fatto che il santo patrono non sia sepolto nel cuore della città indicando come spesso le montagne fossero luogo di rifugio per eretici e seguaci di correnti esoteriche. La presenza del santo era vista quindi come presidio nei confronti di queste presenze negative! Quando usciamo all'aperto siamo sorpresi da alcune gocce d'acqua che ci inducono ad accettare l'ospitalità del rettore che ci mette a disposizione l'antico refettorio con dell'acqua e la possibilità di accedere a dei bagni. 

Avremmo tutti bisogno di una pennichella ma siamo desiderosi di scoprire i tesoro artistici-culturali della città egubina. Il tour inizia sotto la guida arguta del nostro "'motore di ricerca" Mauro. La nostra buona volontà viene ostacolata da porte chiuse e da un insolito maltempo che abbassa la temperatura e ci regala la pioggia. Visitiamo comunque la Piazza Grande resa famosa da don Roberto... Ops! Don Matteo! Saliamo poi al duomo "Episcopus succedentibus" e tra un acquazzone e l'altro, mentre nel cielo si disegnano  fulmini e saette, sfruttiamo gli ascensori pubblici. Tornati in Piazza Grande percorriamo le vie della città e incrociamo la "fontana dei matti"; la guida turistica parla di una singolare tenzone che assegnava il titolo di "Matto della città": secondo voi, potevamo perdere una tale occasione? E quindi, dopo il Palio di Siena, non potendo cimentarci nel Palio dei Ceri né in quello della Balestra, iniziamo il giro forsennato intorno alla fontana. L'impressione è che siamo tutti un po' matti.
Le ragazze si dissociano scuotendo il capo, esclamando "Che vergogna!". La sosta ci da la possibilità di incrociare il ristorante che sarà il luogo dove consumeremo la cena. Ma è presto e continuiamo il nostro tour; anche quest'anno incrociamo un anziano signore che seguiamo per quasi un chilometro senza che lui se ne accorga. La simpatica gag si allontana però dall'itinerario stabilito dalla nostra guida. Passiamo da porta Metauro. Il pietrone, incredibile attrazione, è semicoperto da un auto in sosta. Arriviamo a San Domenico che conserva uno dei cicli pittorici più interessanti sulla storia di sant'Agostino. Ci dirigiamo verso l'anfiteatro romano, optiamo per vederlo dall'esterno e invece di dedicarci alla dimostrazione di lotta romana, impegniamo  il nostro tempo in alcune manches di "Ninja". 

La stanchezza si fa sentire e, mentre attendiamo l'orario della cena, ci riposiamo in un parco nelle vicinanze. Questa volta il ristorante non ci riserva sorprese, tranne per Chiara che alla fine si accontenterà di una macedonia. Tra taglieri di salumi e formaggi, gnocchi ripieni, strangozzi e un ottimo vino rubesco, lasciamo il desco satolli e soddisfatti! Torniamo all'ostello quando è ormai già tardi e, anche se un po' assonnati, rinnoviamo il rito della preghiera della sera ringraziando chi, come don Stefano e don Fausto, ci hanno regalato una nuova imperdibile giornata! A domani. 

giovedì 8 agosto 2013

Nostalgia del lago

IV giorno: mentre ci dirigiamo verso la bellissima chiesa di San Giacomo in Muro Rupto, ci fermiamo a Villa Viole dove presso il CRAI locale acquistiamo i panini per il pranzo. Giunti al convento, le suore Angeline ci accolgono con un lieto sorriso. Suor "Eulalia" ci ricorda di lasciare tutto in ordine. Facciamo memoria di un'altra straordinaria figura contemporanea a Francesco di Assisi, Domenico di Guzman fondatore dell'ordine dei predicatori, intrepido apostolo della vera dottrina nella lotta contro l'eresia albigese e promotore della preghiera del Santo Rosario. 
La riflessione che don Roberto ci propone oggi è sul sacramento della Riconciliazione a partire dalla lettura del famoso fioretto della "Perfetta letizia". Ci viene proposto di custodire la riconciliazione con una frequenza mensile, scegliendo un confessore che sappia guidarci nella vita spirituale. Come continua ad esortarci papa Francesco, deve essere la misericordia l'esperienza fondamentale nella quale vivere la sequela di Gesù povero e crocifisso per giungere insieme a Lui alla sua gloria. 
Cambiato un poco il programma, decidiamo di andare al lago (astinenza!!!), ma che pensate? Non come fareste voi. Nel Lago Trasimeno c'è un'isola chiamata Maggiore dove Francesco approdò e dove c'è una testimonianza antica della presenza dei suoi frati. Giunti a Passignano sul Lago Trasimeno, acquistiamo dell'ottima acqua potabile anche frizzante a 5 centesimi per un litro e mezzo! Weh, è la verità mica uno scherzo! Dopo aver consumato allegramente i nostri panini nel parchetto vicino all'imbarcadero, saliamo sul battello Perugia e dopo circa un quarto d'ora approdiamo sull'isola. La via principale, del resto l'unica via, è molto carina. Filippo si fionda nell'ufficio turistico e acquista una praticissima guida che inizialmente nessuno vuole ma che poi si rivelerà utile per comprendere qualcosa di questo luogo. In particolare, ci colpisce la spiegazione dell'origine dell'isola tanto da pensare di realizzare una piccola rappresentazione teatrale. 
Pensate, su questo piccolo isolotto ci sono ben quattro chiese, un castello e tante edicole e testimonianze di vita cristiana. 
Come novelli esploratori percorriamo tutta l'isola, sopportando il caldo, la sete e animali pericolosi come i fagiani (avvistati) e leprotti (mai visti). 
Al termine dell'esplorazione, ci riposiamo in attesa di riprendere l'imbarcazione che ci riporterà sulla terra ferma. 
Tornati all'ostello ci prepariamo per conoscere un nuovo ristorante. La scelta cade su Al Camino vecchio e mai scelta fu più sbagliata! Ci accoglie una cameriera vistosamente in difficoltà nel gestire 14 persone tutte insieme. Di questa serata si salva veramente poco, anche perché il rapporto qualità-prezzo è veramente negativo. Vabbè, sfruttiamo la serata per camminare per le incantevoli vie di Assisi e giungiamo al duomo di San Rufino, patrono della città. Nonostante sia tardi, la chiesa è ancora aperta. Tra pochi giorni sarà memoria liturgica del santo, pertanto ci sono appuntamenti di preghiera lungo tutta la settimana. 
Particolarmente danneggiata durante il terremoto del 1997, l'edificio si presenta all'interno molto spoglio ed essenziale. Diverse sono però le testimonianze che ci fanno intuire una storia antica e importante. 
Riprendiamo la via del ritorno sostando curiosi davanti a vetrine e fermandoci per l'acquisto di un buon gelato. 
Giunti all'ostello riconsegniamo al Padre questa intensa giornata e ringraziamo per tutto ciò che abbiamo visto, ascoltato e sperimentato. Dio ci benedica! Buona notte!

mercoledì 7 agosto 2013

La città dei due mondi

E' la festa di San Donato! Il nostro programma prevede la visita della città di Spoleto ma prima ci fermiamo al santuario di Rivotorto per il nostro momento di riflessione. Nell'incontro tra Francesco e il lebbroso intuiamo come sia necessario guardare a chi ci sta accanto con stupore e fiducia e nell'invito a ricostruire la chiesa intuiamo l'urgenza di dedicare tempo per costruire il nostro futuro. La città del "Festival dei due mondi" è a una mezz'ora di strada e iniziamo a conoscerla salendo all'Eremo delle Grazie a Monteluco. Qui san Francesco ha vissuto alcuni tempi della sua vita in piccole celle.
Non essendo riusciti a metterci in contatto prima, arriviamo al Santuario e chiediamo di poter celebrare. Il giovane postulante è probabilmente appena arrivato al Santuario perché notevolmente in difficoltà nel presentarci i luoghi più importanti del convento. Riusciamo comunque a celebrare facendo memoria del nostro patrono San Donato e ricordiamo nuovamente l'origine di questa esperienza mentre ringraziamo per la possibilità di crescere nella fede all'interno di una comunità cristiana. Visitato il convento, entriamo nel bosco limitrofo all'Eremo conosciuto come "bosco sacro" fin dai tempi della presenza dell'impero romano. Qui troviamo delle grotte abitate da santi e beati, tra questi Sant'Antonio da Padova. 
Iniziamo la non facile ricerca di un luogo dove mangiare; potete immaginare la reazione entusiasta di una barista quando vede entrare 14 giovani affamati. Così il nostro pranzo è a base di tramezzini, panini, pizza, gelato e macedona. 
La prima chiesa che visitiamo è dedicata a San Gregorio Magno, una delle quattro chiese dedicate al santo. Ci colpisce la cripta che per la sua conformazione ci ricorda quella dell'Abbazia. La giornata è ancora caldissima, per questo optiamo per l'utilizzo della scala mobile che ci porta alla Rocca, struttura costruita nel 1359 per onorare la visita del Papa Innocenzo VI. Poiché noi sappiamo già tutto e, quando non sappiamo andiamo a guardare su Google, evitiamo anche il museo presente nella Rocca ma non rinunciamo a una camminata lungo l'acquedotto, teatro del "sentiero dei condotti". Non possiamo però non fare tappa al Duomo. Una lunga scalinata introduce la piazza e conduce al portico antistante l'ingresso alla chiesa. Al suo interno troviamo opere di Filippo Lippi e del Pinturicchio. 
Come avrete capito, una delle nostre principali attività è quella di cercare un posto dove mangiare. Scartate alcune opzioni che si prospettavano alquanto controtendenza tipo locali in cui si mangia con le mani, optiamo per un ristorantino tipicamente da menù turistico che, alla fine, ci soddisfa anche perché, accanto alle pietanze già conosciute, il ristoratore ci fa giungere assaggi di gnocchetti al sugo di cinghiale, panzanella per terminare poi con biscotti e vino liquoroso e un ottimo caffè. 
Particolare è stato incrociare più volte l'auto di....udite udite: don Matteo, a Spoleto per le riprese della non sappiamo quale serie della fortunata fiction televisiva.
Prima di ripartire passiamo nuovamente in piazza del Duomo. Il nostro fotografo ha così l'opportunità di fare qualche scatto suggestivo. 
La via del ritorno è caratterizzata dal sonno che prende la maggior parte del gruppo, ma arrivati al l'ostello tutti sono attenti nel vivere il momento conclusivo della giornata dove la memoria diventa ringraziamento e la preghiera non una consuetudine ma un'urgenza. Dio ci benedica!